LE CRITICHE



CRITICA DI VITTORIO SGARBI

Nell'opera di Alessandra Tabarrani non c'è alcuna differenza tra generi, stili, supporti o materiali pittorici: il paesaggio marino può alternarsi con la più pura astrazione geometrica, la ceramica con la tela, un canestro di frutta succedere indifferentemente a volti (di donna,) o figure femminili, alberi, fiori, vedute paesaggistiche, marine, interni borghesi. Il mondo stesso è, per Alessandra Tabarrani, la tavolozza su cui esercitare la propria carica di vitalità e di energia. "l colori per me sono vita", dirà l'artista, e in questa apparentemente semplice dichiarazione di poetica è contenuta per intero la sua filosofia di vita e di lavoro: è il colore stesso a governare le scelte dell'artista, non il pensiero che vi si sottende o che a volte vorrebbe addirittura precederlo.
Colore e disegno sono i capisaldi, gli architravi del suo operare, giacché dall'incrocio dei due si sviluppa il complesso universo, articolato ma fondamentalmente armonico, che l'artista ha battezzato come "il suo stile": stile nel quale si mescolano echi novecenteschi e un'indiscussa
sapienza decorativa, un forte rigore formale e un'ampia capacità di trasformazione poetica del reale. L'intento realista, sottolineato da un segno forte e spesso preponderante sulla poesia del colore, non va però mai a scapito di una ricerca di pura gioia visiva che sembra nascondere, al suo interno, un sottinteso desiderio di spiritualità. Analogamente, i giochi prospettici, dinamico-sintetici e coloristici della sua produzione astratta, che contengono in sé echi dell'astrattismo geometrico classico, come di certo dinamismo novecentesco e futurista — non senza qualche sconfinamento nell'arte optical —, sembrano non voler mai rinunciare del tutto a riferimenti e accenni, qua e là presenti, alla figurazione, quasi che solo dall'incrocio delle due diverse attitudini — quella realista e quella simbolico-decorativa — si possa addivenire a un'unità di pensiero, di sensibilità e di approccio alle mutevoli forme del reale nelle sue più varie e diverse sfaccettature.
Prof. Vittorio Sgarbi
Critico d'arte
Prof. Vittorio Sgarbi

Prof. Paolo Levi
LE IMMAGINI SOLARI DI UNA POETESSA di Paolo Levi

Alessandra Tabarrani è pittrice che non ha bisogno di amplificare i motivi delle immagini, le bastano le definizioni del colore, portatore di emozioni. Della sua pittura apprezzo la solidità: una solidità interiore, che le consente di considerare l’arte come condizione di verità. Per lei il colore e il segno sono elevazioni dello spirito, ben sapendo come cogliere la bellezza del pigmento come atto poetico oggettivo. La sua forza sta nella capacità di raccogliere la colta eredità di un lessico simbolico che giunge da lontano, dal primo Novecento. Questo non vuol
dire che nella sua ricerca ci sia rivisitazione, tutt’altro: la nostra pittrice rappresenta i sentimenti del suo mondo interiore con accenti espressivi caldi e diretti, dipingendo con intransigente lucidità formale, e suscitando luminescenze che rendono immediatamente riconoscibile la sua cifra stilistica.
Alessandra Tabarrani appartiene al mondo colto della pittura Toscana, terra d’arte e culla della cultura italiana. Fin dall’infanzia conosce bene l’impasto a olio su tela. Le sue radici e il suo amore per l’arte l’hanno portata, negli anni della maturità, nei musei, dove ha consolidato la sua esperienza, compiendo continui salti di qualità che l’hanno spinta a dedicarsi con fedeltà e perseveranza al suo lavoro di pittrice.
La sua espressività è di naturale eleganza, dispiegandosi in suggestive campiture tonali, racchiuse in una trama di linee armoniose e formalmente compiute. In questo contesto hanno qualcosa di magico e di antico le sue ricerche sulla figura femminile, sulla natura morta, sulla
taglio dei piani, che si risolve spesso in chiave squisitamente astratto- geometrica. La sua capacità di assaporare le immagini, il paziente e colto indagare sul rapporto fra il visibile da captare e la sua interpretazione, hanno affinato il suo istinto naturale per il colore, consentendole di approdare in un mondo creativo autonomo e densamente inventivo, dove appare evidente la spinta emozionale da cui scaturisce la sua ispirazione.
Dotate di una notevole attenzione compositiva, le sue opere sono caratterizzate da un solido equilibrio strutturale, dove nulla è lasciato al caso, e da un impasto tonale di notevole portata espressiva. Soffermarsi di fronte a un quadro di Tabarrani è come avere un incontro magico con il mistero di una narrazione visiva, giocata spesso su trasparenze arcane paragonabili a quelle di una vetrata Liberty. Si tratta di un virtuosismo che si esprime tramite un gioco di linee sinuose, le quali racchiudono una scrittura pittorica quanto mai suggestiva, capace di
esaltare le forme del reale in chiave oggettiva, dove tuttavia si addensano languori di sapore post romantico, come momenti poetici squisitamente interiori.
All'interno di un processo espressivo, che appare puntuale e minuzioso, emerge il talento di un'artista capace di mettere in risalto le sue intuizioni poetiche; a questo poi si aggiunge l'esigenza di sostenere ogni momento compositivo con un significato compiuto e annunciato
attraverso il suo valore estetico. Di questa signora della tavolozza si deve apprezzare l'energia creatrice che le consente di raccontare in silenziose magie la bellezza armoniosa delle forme femminili, o la pelle delicata di un frutto. Poiché, per Alessandra Tabarrani, la seduzione della bellezza misteriosa della vita non può rimanere chiusa nella sua coscienza indagatrice, ma deve aprirsi al mondo tramite inedite elegie pittoriche, veri e propri specchi di una verità plausibile, interpretata nella materia di un sogno ad occhi aperti.
Prof. Paolo Levi
Critico d'arte

Commento di Paolo Levi di Paolo Levi

 Le composizioni di Alessandra Tabarrani si presentano come visioni dove l’adesione al dato reale è liricamente trasfigurata, dalla magia dei colori, sempre declinati in tonalità soffuse e attraverso delicati passaggi chiaroscurali.
E sono propio i colori a contribuire in modo decisivo alla creazione delle atmosfere sospese, silenziose e ricche di fascino che connotano la produzione figurativa dell’artista, arrivando talvolta perfino a investire la cornice, che in questo modo diviene parte integrante del tessuto narrativo e dilata l’immagine dipinta al di là dei limiti fisici imposti dal supporto.
Questi lavori sono armoniose sinfonie cromatiche sempre pervase da una vena poetica che, soprattutto nei notturni invernali costruiti attraverso colori freddi e scuri, trasmette fin dal primo sguardo la precisa sensazione di un mondo familiare. Di un passaggio dell’anima di immediata riconoscibilità.”

CHI E’ ALESSANDRA TABARRANI di Alfredo Pasolino NATURALISMO COME AURORA DI UNA NUOVA EPOCA.

Alessandra Tabarrani, Pittrice, erede della tradizione figurativa del Piemonte, vive e lavora a Pianezza, a pochi chilometri dal capoluogo piemontese. Spirito libero, incline a un dolce romanticismo, lontana dagli stili avanguardista e moderno, ci mostra la strada per ritrovare la sensibilità perduta per la Natura e il bel paesaggio.
Echi risonatori di quella bella pittura paesaggista di Barbizon, la sua è una poetica retrospettiva, sulla storia, luoghi e momenti, dove il tempo si è fatto pietra.
Queste note biografiche riassumono uno stile di vita improntati alla liberta interiore, all’osservazione riflessiva, all’ascolto silenzioso della ragione conciliante con il cuore, la spontanea disarmante semplicità ad aprirsi al dialogo confidenziale con tutte quei moti intimistici della donna-artista.
Alessandra vive di presagi e di umori, la sua grande sensibilità e amore per l’avventura del suo nuovo mondo, quale rivelazione di un grande intrinseco continente in fermento, tra forti effusive sensazioni e suggestioni. Pregnanti e improntate alla rivelazione interiore del suo universo creativo.
Un cielo abitato dalla bellezza formale dei sentimenti, in accordo simbiotico con la sfera emotiva degli affetti familiari. Un transfert di forte impatto, complici la tela, i pennelli e la tavolozza. Senza interrogazioni filosofiche su quanto è oggetto e simbolsmo da rappresentare: fiori, fiori recisi disposti su scansioni del piano, e arredo salottieri, finestre domestiche impreziosite e lavori di pittura su ceramica, piatti, piatti modulati, con smalti in decorazioni floreali, porcellane, paesaggi tratti da memorie visive resi vitali dal suo
vibrante bisogno di pregnanza d’amore, volti bellissimi di giovani donne, con cappellini di paglia all’inglese.
Tutta la sua produzione vuole trasmettere qualcosa che va oltre, frammenti di classicità, cui luoghi e incontri si illuminano di nuova teatralità del presente; ossia di spazi della rappresentazione e del narrato, riflessi sulla nostra cultura moderna della psicologia d’impressione, mai scaduti a rivisitazione dei grandi maestri dell’animazione. Con l’occhio immobile nello sguardo stupefatto, che si fonde con la sfera emotiva di un vecchio borgo. Scorci di vecchi agglomerati rurali in pietra, con sentieri e stradine in battuto di terra, impreziositi da vecchi corrimani legnosi, di una poesia trasfigurata con l’occhio della nostalgica riscoperta del ricordo e dell’amore, cui l’occhio si perde nei vicoli e panorami rustici.
Alessandra si distingue e segue un proprio istintivo bisogno di inedito, già nella tecnica esecutiva manifestante una sottile valenza del bello e semplice, spontanea estrinsecazione del sentimento evocativo, amalgamando valori dell’etica e dell’estetica, già nella purezza timbrica, passionale del colore, nel suo modo di comporre in una versione narrativa, elegante e raffinata, nel modo di comporre. Raggiungendo, all’attuale, nelle geometrie, iil livello più alto della pittura che si astrae dalla riproduzione, quello illusionistico.
Ma rientriamo nell’alveo del suo percorso biografico. Qualcuno ha scritto in versi sulla pittura: “Ma c’è l’idea / Grande / scoprila / anzi, abitatela!”. Alessandra, durante il nostro incontro, mi è sembrata molto riflessiva, meditativa sulle sue dichiarazioni : Pensare pittura, immergervi il suo cuore, attraversare il filtro delle proprie sensazioni visive, spettacolarizzando nelle risultanze una splendida sensazione visiva, raggiungendo livellli di classificazione sulle tipologie, sullo stile, come quella ottenuta come luce, penetrante i piani rappresentati simbolicamente dalle sensazioni di colore. Così ne risultano effetti di profondità, volume, di superficie, e prospettive del fondale: la sensazione autentica.
Trasferitasi a Torino giovanissima, sii è avvicinata al mondo della pittura da soli dieci anni.
Ma secondo la critica ufficiale che si è occupata di lei, nelle opere in esposizione partecipanti ai Concorsi, ha dichiarato nella recensiva, che in ‘ lei, con visibili potenzialità di sviluppo e maturità stilistica, c’era e c’è, un vero granello di artista, nell’ispirazione creativa, già da molto tempo ‘. In altre parole, conviveva in lei un gene dell’ereditarietà artistica, uno speciale genoma creativo della pittura e nel disegno.
La Tabarrani ha lavorato per trent’anni con il marito, e ad un certo punto della sua vita - come afferma - ha deciso che era giunto il momento di dedicarsi ad altro. In effetti sentiva da tempo. L’impulso pressante di seguire le vie dell’arte, frequentando un corso di pittura. E’ stato allora che ha preso per le mani, pennelli, tavolozza con i colori e cavalletto, ben intenzionata a confrontarsi con la pittura estemporanea, forte e rassicurata della frequenza di un corso, iniziando a dipingere con i colori, un modo proprio di realizzarsi artisticamnte. Pennelli e colori, tutto era nuovo per lei, intrigante risorsa della seduzione; sempre più convinta d’aver sentito subito - sono le sue parole - una forte carica emotiva unita ad una grande passione.
I colori per Alessandra le furono compagni interpreti di una grande espressione di Vita … , vita della vita stessa. Le suggerivano nella loro seduzione, tutte le sfumature tonali, i colori squillanti che l’hanno fatta sognare. Ma il sogno per lei è un intrigante fascinatore, intriga e strega al tempo stesso!, con le sue molte verità come un fiume in piena. In risalita dal suo subconscio onirico, cui per l’artista è remunerativo sostare …, specchio dei desideri inespressi in ascesa dalle profonde valli dell’onirico, attestata sulle spiagge dell’anima.
La scoperta di indirizzare il filtro della percezione intuitiva, qualità spiccate dell’anima femminile, unitamente allo scandaglio dei potenziali ottici dell’energia del colore, la fanno sognare, libera da ogni impedimento gravitazionale, ad occhi aperti!
Secondo il suo dettato biografico, intuisce e afferra il linguaggio del colore, attraverso quella forza di affinità che attrae fatalmente forti sentimenti di emozione nella stesura, come nella mimesi cangiante, dinanzi alla tela; vi entra immergendosi metaforicamente, anima e spirito come all’aprirsi illusorio, di una finestra col suo davanzale floreale, un dettato pittorico d’anima, testimone e protagonista di un accadimento prezioso; una casa fatata abitata dai sensi incantati, magicamente definibile ‘il cielo in una stanza’, per trasigurazioni ambientali rivolte alla Natura. Per la fantasia dell’eclettica pittrice, un incantamento in volo sulle ali dell’Ippogrifo, per il senno della sua certezza, della parte più autentica che muove la sua pittura: una grande necessità liberatoria interiore.
Fin dagli esordi, la Tabarrani si è ispirata alla pittura d’impressione, privilegiando quella dii Manet, e nel corso degli anni, nell’imitazione intuitiva dei grandi Maestri della tavolozza, come diceva il grande Dalì : ha ritrovato se stessa, in quella sua introspettiva sfera creativa, incominciando all’imitazione dei grandi geni della pittura. Questa esperienza rivelatrice, le ha consentito, attraverso
l’utilizzo scansionale del colore, di esprimere tutto il grande amore per la Vita, simile alla partitura musicale di una strabiliante sinfonia.
Nei suoi quadri, ci sono i colori della vita, il modo di interpretarli, val e a dire, di utilizzare il loro linguaggio dialogante con il mondo che ci circonda. E quando sceglie di rappresentarlo si lascia guidare dal suo umore, ovvero dalla stato d’animo, nei sentimenti di quel momento; le variabili del suo discorso narrativo, aventi in comune il filo d’oro circolare dell’amore per la vita-una, che muove i cieli ela natura, la vera autentica ricchezza essenziale del suo esser-ci, dimorando sulle spiagge della’anima.

Alfredo Pasolino, critico intern.le e storico dell’arte è direttore artistico ed editoriale della I.P.C.A. di Roma (Istituto Europeo
Politiche Culturali ed Ambientali)


ALESSANDRA TABARRANI, MOMENTI IN SUCCESSIONE di Ludovico Gierut.

“L'universo segnico e cromatico di Alessandra Tabarrani, pittrice innamorata – con altri – della bellezza paesaggistica delle terre toscane, nonché di angoli fioriti del giardino di casa e non solo, è uniformemente teso a documentare e a ritrasmettere le proprie sensazioni ed emozioni.
I suoi accenti romantici continuamente espressi con diligente onestà (non cerca voli pindarici, ma continua a camminare sul proprio sentiero in costante rinnovo), l'hanno portata all'attenzione di un pubblico eterogeneo che sa riconoscersi nelle tematiche che ha saputo e sa linearmente mettere in essere su tela e su tavola, soprattutto con l'uso dell'olio.
La sua è una grammatica d'agile lettura che tuttavia – è giusto darne perlomeno un cenno – in un tempo abbastanza recente s'è spinta in una dimensione diversificata, meno figurale e di sintesi astrazionale in cui convivono in piena armonia sia le campiture cromatiche già note, sia un che di misterioso, in evoluzione, che porta la mente verso 'limiti altri', ritmati da una dimensione dove prevalgono geometrismi simbolici, fraseggi avvolgenti d'un procedere creativo assai interessante.
L'atto critico di riflessione di Alessandra Tabarrani consente in tal modo di assistere alla continuità di un viaggio in crescita che oggi mira ancora a conoscere per sapere, sondando il proprio “Io” e interrogandosi sul domani.
Le forme/colore della sua realtà convivono in due stati che tuttavia le appartengono in pieno, avendo un'enormità di punti in comune.
Ciò che ancora colpisce è l'integrazione raggiunta nella vita stessa, proprio tramite questi due suoi felici momenti di successione stilistica che si compenetrano formando un'energia unica”.

Marina di Pietrasanta, 23 aprile 2014. Lodovico Gierut - scrittore e critico d'arte

CRITICA DI CLAUDIA BALDI Alessandra Tabarrani


Non è possibile rimanere indifferenti di fronte alle opere di Alessandra Tabarrani; esse entrano prorompenti nell'occhio attraverso un cromatismo pieno, caldo, materico, risolto ora nelle forme rassicuranti di fiori, corpi femminili, paesaggi bagnati da una luce dorata, ora in composizioni astratte, di sapore kandinskyano. Un istinto naturale per il colore guida l'autrice attraverso un percorso che dal figurativo-descrittivo del primo periodo arriva a soluzioni geometriche nuove, secondo una logica che sembra dettata più dall'inconscio che da un intento programmatico. Il dato realistico diviene pretesto per una narrazione personale, espressione di un mondo interiore che lentamente si rivela, pennellata dopo pennellata, raggiungendo nelle opere recenti una sintesi formale che coniuga linee e colori.
Nella poetica positiva e vitale dell'autrice il gesto è guidato dal cuore, da un'energia interiore che diviene proiezione del pensiero, materializzazione del sentimento.

Claudia Baldi

COMMENTO DI FRANCA MARIA FERARIS "Poesia in pittura"


La COLLETTIVA D’ARTE intitolata “PARLA L’AMORE” (a cura di Angela Maioli Parodi Presidente dell’Associazione Artepozzo – Montaldeo (Al), della Dott.ssa Stefania Bison, del Critico d’arte Paolo Levi), presente in Savona, presso le storiche sale di Villa Cambiaso, dal 30 novembre al 22 dicembre 2013, ha visto esposte, con successo di pubblico e di critica, le opere di molti autori di fama tra cui le tele e le ceramiche create da Alessandra Tabarrani con la sua variegata tavolozza.
Dotata di una particolare sensibilità nel cogliere la bellezza della natura nonchè di notevoli capacità tecniche nel rappresentarla figurativamente, questa Pittrice sa far emergere dalla tela e dalla ceramica, oltre l’armonia formale e cromatica delle immagini il cui impatto visivo è forte e diretto, anche la gamma delle emozioni che la visione della natura suscita. Ma ciò che soprattutto colpisce nella sua pittura è la presenza di una forte carica poetica, poiché nel procedere alla creazione delle proprie opere, ella non smette di farsi guidare dal filo conduttore della poesia. Da sempre tra pittura e poesia esiste uno stretto legame, che nei dipinti della Tabarrani si rivela e rinnova in ogni quadro attraverso l’atmosfera poetica in cui sono avvolti. I soggetti di questa Artista attengono alla sfera classica: sono fiori, scorci di paesaggi, figure femminili. Si può quindi dire, in definitiva, che Alessandra Tabarrani abbia scelto la natura come suo atelier, dove i fiori, raffigurati nell’attimo della loro suprema bellezza, vengono fissati nel tempo; dove gli scorci dei paesaggi, dipinti con forza evocativa, fanno ritrovare nella loro visione gli amati luoghi dell’anima; dove le figure femminili, riprese con eleganza e delicatezza di tratti somatici, esprimono tutto il fascino seduttivo della grazia muliebre. C’è l’ampio respiro dell’Ottocento romantico nella pittura della Tabarrani, con un richiamo all’impressionismo di Monet per l’intensità cromatica che rivela una natura incontaminata e lussureggiante, ma non manca, in alcune opere, un rinvio al segno astratto elaborato in modo del tutto personale con morbide volute geometriche e un nitido tocco cromatico. In ogni suo quadro, comunque sia, sempre si avverte quell’innata predisposizione all’estetica, che connota le immagini rendendole fascinose, e che, assieme a una sottile sensibilità cresciuta a contatto con la pittura toscana, le consente di trasferire nelle forme e nei colori il fluire dei propri sentimenti. Questo connubio suscita in chi guarda la stessa reazione emotiva che si prova nel leggere testi poetici nei quali si avverte non solo un’affinità elettiva, ma anche vi si scoprono nuove emozioni. Al riguardo, si può dire che Tabarrani riassuma nella sua pittura quel processo di interiorizzazione del paesaggio di cui parla Paul Valery poiché, assieme alla rigorosa riproduzione naturistica, ella riesce a comunicare quanto “sente” di fronte al paesaggio stesso. Tuttavia, da tanta armonia di forme e di colori, sembra levarsi a tratti un senso d’inquietudine paragonabile a quello che affiora quando si teme di perdere qualcosa di veramente bello che ci è anche caro, quasi che la pittrice si sia assunta il compito di fissare, col suo gesto pittorico, quel ‘quid’ imprendibile con cui catturare l’attenzione dello spettatore, affiché di fronte a tale meraviglia fissata con amorosa cura, ciascuno possa prendere coscienza che tutti i grandi doni di cui si ammira la bellezza, vanno anche rispettati e custoditi, poiché quanto da essi dipende la vita sul Pianeta.
Sono dunque da considerarsi di grande rilevanza i messaggi in codice che la pittura di Tabarrani ci invia, in quanto dai suoi segni giunge sia una ventata di purezza nell’aria che respiriamo sia l’invito ad adoperarci per mantenerla tale. Da questi stessi segni, inoltre, scaturisce l’impulso a osservare il ‘segno oltre il segno’, ovvero a scandagliare l’enigma che l’arte racchiude, allo scopo di scoprire quel senso d’infinità di cui la nostra finitezza è un limite.
Alessandra Tabarrani, con la sua pittura di romantiche rivelazioni, ci dà dunque modo di fruire delle tre importanti risorse di cui l’arte è fautrice: in primis, quella di accostarci con emozione alla bellezza tuot court; quella di meditare su come l’arte, di fronte alla rappresentazione dell’armonia delle forme e dei colori che la natura offre, abbia il potere di mantenere vivi in noi lo stupore e la meraviglia; e, soprattutto quella di riconoscere nell’Artista la persona che sa liberare, dalla materia amorfa, la scintilla capace di condurre la mente e il cuore al di là dei limiti dello spazio e del tempo per ritrovare le nostre radici cosmiche.

(Franca Maria Ferraris- Gennaio 2014)

LE FELICI NARRAZIONI VISIVE di Stefania Bison

Mi capita spesso, dopo aver conosciuto un artista, di provare a intuire la sua tipologia di pittura, e di constatare che a volte tra il pittore e le sue opere non ci sia proprio un’esatta corrispondenza. Il caso di Alessandra Tabarrani è invece una piacevole eccezione, perché le sue tele sono il preciso specchio della sua felice personalità. Umberto Saba diceva che l’opera d’arte è sempre una confessione: ebbene, ogni singola creazione di questa pittrice torinese assume i contorni di una confessione di sè stessa, del suo modo d’essere e di porsi di fronte alla vita.
Chi la conosce di persona non può far altro che constatare la verità di questa mia affermazione. Le sue opere sono i monologhi amorevoli di una pittrice che sa cogliere tasselli del presente, utilizzando l’antico strumento della tavolozza, dove ogni passaggio di colore rappresenta un’emozione, quel sentire intimo che si concretizza nell’insieme di una pittura ricca di vibrazioni. Alessandra Tabarrani è dunque artista in bilico tra intimismo e oggettività. I suoi fiori sono colti nel loro più rigoglioso e transitorio splendore, forse proprio un attimo prima che sfioriscano, così come le sue fanciulle sono raffigurate nel momento prima che la malinconia ne adombri il viso. Le sue tele sono una sinfonia, sempre meditata a priori, di colori - principalmente quelli caldi e solari - di toni e controtoni che danzano e si rincorrono sulla tela, dando vita a pagine pittoriche di equilibrata armonia.
Nelle sue composizioni sono dunque cristallizzati attimi di vita che nel momento in cui prendono forma sfumano nel ricordo.
La sua è pittura di un realismo corposo, e nello stesso tempo capace di dare all’immagine il valore aggiunto di un’interpretazione del tutto soggettiva, che gli proviene dalla sua acuta capacità di penetrare il significato più recondito degli oggetti quotidiani, della natura di un mazzo di fiori o nello scorcio di un paesaggio immerso nelle luci della notte.
Dunque la certezza delle cose rappresentate viene collocata dalla Tabarrani non solo nell’ambiente finito e rassicurante delle mura domestiche, ma anche nello spazio infinito, con uguale forza espressiva. Perché la natura per la pittrice torinese è silenziosa e benevola amica dell’uomo e, da essa, la sua mano sapiente sa cogliere le suggestioni poetiche più intime. La nostra pittrice resiste tenacemente alle sirene di quelle avanguardie che decretano la morte della pittura e della poesie intimistica, continuando a lavorare secondo i canoni della tradizione e componendo, e regalandoci, suggestive musicalità visive. Raffigura sullo spazio pittorico la realtà che la circonda affrontandola attraverso le intermittenze del suo cuore e filtratandola con lo stupore del suo sguardo, poiché Alessandra Tabarrani non è solo pittrice ma anche messaggera di emozioni, con il raro dono di trasmetterci la profonda armonia di una realtà amata e sognata.”

CRITICA DI CLIZIA ORLANDO Prof.ssa Clizia Orlando

La ricerca espressiva di Alessandra Tabarrani si caratterizza per una ricerca tonale declinata in variegate sfumature cromatiche di forte impatto emotivo.
L’excursus espositivo propone un viaggio attraverso l’eterogenea ricchezza delle suo scelte compositive, che spaziano da situazioni di impianto figurativo a libere interpretazioni astratte di individuale impulso interpretativo.
La cornice del dipinto può circoscrivere scorci del quotidiano, che si rendono tangibili nella definizione di ambienti familiari o si libera nel tratteggiare profili al femminile, dove la sinuosa voluttà della linea si accompagna all’intriseca valenza significante del colore.
Nella libera fluttuazione del pensiero, che preciso si stende nella costruzione delle campiture, si manifesta la naturale inclinazione nel saper calibrare il flusso cromatico nella sua propria accezione semantica: la realtà è colta con chiara freschezza e il soggetto palpita di animata vitalità. L’artista osserva, riflette, sogna e sulla scia di percezioni sensoriali, che si raccolgono tra le pieghe dell’inconscio, utilizza la vibrante forza del pigmento per dare profilo a un sentire che si muove tra echi di presente e tempi di memoria.
Nell’alternarsi dei dipinti si può cogliere la volontà di recuperare nelle tinte primarie una dialettica di nitida vocazione narrativa; rossi, gialli, verdi, blu divengono fonemi di quell’alfabeto in cui si stempera la melodia della visione.
Gli stessi presupposti di briosità cromatica si affermano con maggiore intensità nell’ambito delle composizioni astratte; qui ci troviamo di fronte a una vera e propria sorta di caleidoscopico rincorrersi di tasselli colorati in vigore acceso; quale vortice visivo questi catturano l’attenzione dell’osservatore per trascinarlo in metaforiche interpretazioni di stadi dell’essere.
Nella sezione che raccoglie i dipinti della sua produzione più recente troviamo “Ricordi d’autunno”, dove in un rincorrersi di tonalità calde quali ocre, rossi, marroni, acquistano morbido profilo funghi e melograni a cui fanno da contrappunto succosi grappoli cadenzati nel vivace sovrapporsi degli acini.
L’ambiente si carica di una suggestione scandita in sovrapposizioni di particolari floreali in “Un piccolo angolo fiorito”, filamenti arborei si raccolgono ora su frammenti di carta da parati, ora si adagiano su soffici stoffe, ora divengono trionfalmente protagonisti della loro viva presenza al centro dell’impianto compositivo Un fondo blu cobalto accoglie una raffinata idealizzazione di bouquet, è l’opera intitolata “Note fiorite”, dove il fulcro compositivo si staglia nell’apprezzabile dialogo tessuto tra le tonalità dei gialli, dei viola, dei verdi in una sorta di silente inno al perenne rinnovarsi del mondo di Natura. Dipinto che ci riporta ad atmosfere di sapore naif è “Risveglio in collina”, qui sulla tela si stende un meticoloso tratteggio del paesaggio con un quasi geometrico alternarsi di vegetazione scandita dal succedersi della coltivazioni, che vivono di un esuberanza vigorosa cadenzata nella rigogliosità dei verdi.
Ancora un pulsante rincorrersi di rigogliosa energia si respira tra una vegetazione che adorna la casa e una che la profuma al suo interno, è “Sguardo su una finestra fiorita”, il tutto è rafforzato dalla quinta di una tenda che evanescente nel suo panneggio diviene vero e proprio fondale della rappresentazione. L’allestimento presenta anche alcune ceramiche, che nelle sue silenti e cristalline profondità accolgono temi propri della sua arte. Superfici leggermente concave si rivestono di cascate floreali in un impalpabile incedere di leggerezza di petali, di nature morte che rendono nella succulenta definizione dei frutti omaggio alle diverse stagioni, e ancora si adagiano tra questi perimetri ritratti al femminile, dove volti di interessante valenza introspettiva raccontano personalità differenti per poi approdare a giochi astratti di variopinte intersezioni che esultano nella forza di tonalità accese.

CRITICA DI RENZO SIMONI Bologna 15 settembre 2014

Da alcuni giorni la Galleria Sant'Isaia in Bologna appare come la Wunderkammer dei colori affascinanti, simili alle "Uri" del paradiso islamico, a volte travolgenti come volessero uscire dalle tele appese, immergendosi in una allegra "Farandola" settecentesca come nella lontana Provenza, quando i giovani popolani, abbigliati con vesti dai colori sgargianti, si lanciavano in questa danzante serpentina collettiva.
L'autrice di tante forti emozioni è Alessandra, una deliziosa ed estroversa Signora che forma un unicum con i suoi quadri e le sue porcellane.
L'artista, per diversi anni, ha imprigionato il suo innato ed infinito talento per liberarlo nell'ultima triade di quinquenni; da questo inizio, grazie alla sua perseveranza di migliorarsi con sempre nuove esperienze ,si è trasformata in autrice di notevole livello con l'aiuto di una forza interiore, ricca d'entusiasmo e volitiva continua ricerca.
Ora è possibile comprendere l'enorme energia che si materializza nelle intense, mai volgari, cromie, sia quando sono dipinte in raffigurazioni veriste come i ritratti femminili, i fiori, i paesaggi, sia in splendide e luminose astrazioni, ricordanti l'insegnamento di Kandinski, e cioè che in astrazione la resa cromatica è più importante del segno. Osservando anche i risultati dati dalle costanti ricerche di Monet sul colore, non trascurando gli splendidi effetti cromatici dell'intenso rosso di Tiziano e quello più lieve e dolce, ma unico, del Veronese, la Tabarrani riesce a dipingere visioni emozionanti anche con l'uso discreto del Rosso Pompeiano di buona memoria.
L'estrosa fantasia dell'artista si estende anche alle porcellane, creandone di forme inusuali e decorandole con pregnanti raffigurazioni floreali o trasferendovi l'immagine dei suoi dipinti telati, come il suo magnifico ed astratto "Riflesso sulle onde".
Fra le innumerevoli opere su tela, veriste ed astratte, una si evidenzia per la sua diversità ed è " La quiete del tramonto", unico esempio dell'uso graduato della luce, lasciando all'immagine la libertà di estensione sulla cornice, uscendo dalla costrizione della inquadratura formale e completando così l'uso del cromatismo "nordico", tanto pregnante e coinvolgente. Queste sono le creazioni di forma e colore di Alessandra: ardue da descrivere con il ricordo ma con le quali si può tenere un discorso diretto al loro cospetto. In questa mostra ho conosciuto un’artista completa, non turbata da mille dubbi, ma fortificata dal suo creativo talento e dalla volontà di mantenere la sua creatività in fase di continuo sviluppo. Grazie Alessandra!: non dimenticherò mai la sua serena allegria ed il severo impegno di divenire sempre più messaggera della vera Bellezza artistica.
Renzo Simoni

CRITICA DI STEFANO SANTUARI

Chi ha la fortunata occasione di osservare l'opera pittorica di Alessandra Tabarrani si troverà dinanzi ad un dubbio, forse concettualmente inutile: il suo destino di artista è quello di misurarsi con i colori in quanto tali o con fiori o ritratti, pieni di suoni e forme vibranti di pienezza vitale? I suoi quadri, tutti, sono teatri rutilanti e cangianti del visibile, magia di gorghi cromatici che lanciano ai nostri sguardi luci e pose struggenti.
Che utilizzi materia diversa su cui spalmare la sua esaltante tavolozza, tela o porcellana; che sposti il codice del segno dal referente realistico a variazioni geometrizzate o che si misuri con la figura umana, ogni centimetro della sua pittura è un acmé di felicità della visione e della percezione fisica, quasi sensuale, della natura.
I fiori, topoi della storia delle immagini sotto ogni latitudine, intriganti allegorie del vivente e delle oscillazioni del gusto nel corso delle epoche, hanno trovato immenso spazio nelle teorie e nelle pratiche della magia dell'effige. Solo nel confinarsi della modernità: dalla tradizione fiamminga (religiosa e borghese), al pantheon dei rituali floreali di un Jean-Pierre Velly, tutti i pittori, ciascuno a suo modo, hanno dato ai fiori caratteri violenti o tenui, preziosismi di mitico amplesso con una natura numinosa. Van Gogh, sotto il sole e il calore provenzale, aveva cercato nei girasoli una teofania che potesse dissipare la tristezza senza fine del mondo; Matisse li aveva immaginati come silenziosi amanti di odalische, immerse in un silenzioso torpore, mentre la Tabarrani, schivando la sinestetica fisicità degli impressionisti, punta al colore delle pietre preziose, in una alchimia dello sguardo esteriore che, sotto la spinta di una luce vibrante, li anima di vita autonoma in una rassegna di indimenticabile abilità orafa. Diceva Friedrich: "Chiudi l'occhio fisico, per vedere dapprima il tuo quadro con l'occhio dello spirito. Poi fai emergere alla luce quanto hai visto nella tua notte".
E così appaiono i fiori, i paesaggi, gli stessi ritratti della Tabarrani, colti anche nella rugosità della zolla, i petali brillanti, gli steli vitali, il biancheggiare segoso di una nebbiolina mattutina, quasi furtiva carezza, sul dolce declivio collinare, plasmato e catturato in un solo colpo d'occhio.
Sembra quasi che la pittrice non faccia che attendere la stagione piena delle fioriture per poter estrarre dal flusso del reale ciò che Beguin ha definito "il meraviglioso confidarsi dell'inconscio con il cosciente che noi chiamiamo sentimento". Alla Tabarrani è toccata, inoltre, la ventura di far albergare due tendenze antitetiche, se non reciprocamente refrattarie, quella dello spazio e quella dell'ambiente. Per scavare in profondità, infatti, la pittrice intensifica la frequenza dei dettagli. Ella costringe la formulazione d'immagine ad emergere tutta concentrata in una folgorazione cromatica e somma, al tempo stesso, elementi fenomenici di dettagli deliziosamente screziati con rigore d'impianto. Invano le avanguardie (i giochini casualistici che ipostatizzano quasi tutta l'arte contemporanea), si erano proposte e impegnate a superare lo stadio del romanticismo. Superarlo come? Scatenando un sentimento di sperdutezza, di gigantesco e algido vuoto in cui si è ben assestata l’industria e la tecnologia, che ne esprimono il programma occultando goffamente i fondamenti filosofici.
La pittura della Tabarrani, al contrario, ci consegna l’occasione unica di riaprire un pertugio che ci possa permettere di rivedere le stelle.
Stefano Santuari

CRITICA DI ALFREDO PASOLINO

Prof. Alfredo Pasolino


“Per il piacere degli occhi - Naturalismo come aurora di una nuova epoca della figurazione, in lotta per riaffermare di sè stessa, e conl’appagamento formale di uno stupefacente linguaggio culturale, sociale, umano.
Poetiche simbologie, accompagnano i significati della vita di Natura amica, tra la forma che si apre alla carezza dell’aria e dell’aura, e lasua stessa naturalezza che segue il lento fluire del tempo che un eterno sottrarsi, nel cangiare sotto l’azione dell’eterno divenire delll’anima.
E il clima gioioso, di esplosioni floreali che consente ogni conciliazione, in un’atmosfera dolce e consapevole, risultanze di una squisita sensibilità femminile. Per un’interprete della tavolozza iridata di sole che, pur postuma al clima decadente delle mode, è immune da quelle epidemiche clausole delle avanguardie storiche del moderno, agonico e collassato.
Qui, le orme della contemporaneità flirtano con il realismo della classicità, e il fluire intensivo delle sue creazioni, fotografando e visualizzando, ne riflettono specularmente, per il piacere degli occhi, la realtà dei fiori gentili, intorno al mondo dell’anima.
Una sorta di non troppa criptazione del bisogno interiore, i cui contenuti provengono dalla stagione del tempo e dei ricordi salottieri, all’interno di soggetti paesaggistici e icone floreali che si ricompongono pittoricamente.
Un bisogno di fissare sulla tela impronte fogazzare del salotto di “nonna speranza”, che sovranizzino i doni di madre natura, prodigiosa di eventi danzanti col suo risveglio dentro il perimetro della cornice che ospita composizioni con la seduzione colorista, vitale, vivace, come un occhio strizzante. Di una seria e rigorosa cultura classica che ha contribuito alla profondità del suo sentire. Quello della Tabarrani e un sentire interiore, metafora di un cielo azzurro tutto nuvole vaganti del suo pensiero ideativo.
Le sue sono immagini per il piacere degli occhi, eloquenti nel narrare in modo inconsueto, emozioni, trasalimenti, nostalgie e sensazioni olfattive di un giardino dei sensi incantati e della poesia fiorita, dove si conservano le collezioni progettuali del suo divenire creativo.
Parlano di un’età della gioia, cui tuttavia, ritroviamo sempre significati e riconferme, malgrado l’affastellamento del nostro mondo confuso e disordinato.”

CRITICA DI GIUSEPPE NASILLO di Giuseppe Nasillo


Se si parte dal presupposto che tra le necessità insopprimibili dell'uomo rientra quella di aprirsi verso il prossimo e ritrovare nella colloquialità (verbale,scritta,musicale, pittorica, grafica, plastica e via dicendo) la più completa definizione della propria personalità ed allo stesso tempo la più gratificante scoperta del mondo in cui si è chiamati a vivere, Alessandra Tabarrani ha trovato l'uso dei colori la maniera per denudare la propria interiorità, affidando ad essi il compito di trasmettere emozioni e vibrazioni dell'anima, in fedele sintonia con la propria indole aperta, solare, limpida e carica di piacevoli umoralità. Anche se avvolte struttura con il pennello pagine dal sapore paesaggistico, rivelatrici queste del suo amore per la natura e per la suggestione che essa largisce a chi vi si accosta o ad essa si rivolge, è nelle composizioni floreali che la pittrice toscana residente in Piemonte trova la formula dialogica per enucleare il fervore lirico che si annida in lei e che prende corpo grazie a cromie roride di pregnanti, modulate incidenze, dispiegate con marcature tutte particolari, quasi un'offerta fatta con la cordialità di un sorriso, dispensatrici di una gioia di vivere capace di nutrire se stessa e di coinvolgere gli osservatori dei dipinti in quelle turgide intermittences du coeur che sono le sue proposte floreali.


CRITICHE DI ANNA FRANCESCA BIONDOLILLO di Anna Francesca Biondolillo


Il mondo della proiezione artistica di Alessandra Tabarrani ci appare sempre immerso in una silenziosa atmosfera romantica dove il pennello narra della gentilezza del suo animo attraverso l’eleganza con cui l’artista dipinge composizioni come Colori di primavera e La dolcezza del romanticismo. Entrambi opere di grande impatto fruitivo, da cui emerge l’eccellente abilità della tecnica. La sua ricerca pittorica è un continuo guardarsi dentro per fare emergere dalla sua interiorità l’io creativo che rispecchia tutta la spiritualità di una donna ( prima che artista ) desiderosa di donare se stessa attraverso una tavolozza di intenso cromatismo la cui bellezza formale veste di lirici colori fiori e oggetti che godono di accattivante emozione fruitiva. Osservando le sue opere l’osservatore viene conquistato dal loro fascino poetico; infatti in ogni composizione anche l’ oggetto più semplice (come una sedia) comunica le intime sensazioni dell’artista. Dipinti dove i fiori sembrano parlare in rima, trasmettendo aviti nostalgici ricordi di un tempo in cui bastava un fiore per comunicare i propri sentimenti Quindi un’arte che scaturisce dalla sensibità di un animo altruista che sa lavorare con lirico trasporto, avvalendosi della grande capacità di comunicare i più nobili sentimenti attraverso l’armonia delle vibranti cromie che ne rivelano l’alta validità del suo talento.

L'impulso creativo di Alessandra Tabarrani è esigenza di uno spirito libero incline a un dolce romanticismo. Le sue opere hanno in sé quella bellezza rara in narrazioni che impresse sul supporto, (non importa se tela o ceramica) divengono suggestive visioni per lo spettatore.
Alessandra Tabarrani è una autentica artista che con spirito di indipendenza si lascia guidare dal suo cuore nel gesto pittorico dando vita a opere come " Pensieri di una donna".L'evidenza della padronanza del disegno ne sublima la dolcezza del volto della donna, accendendo in esso delicate cromie che ne trasmettono sospiri di silenziosa seduzione.Ogni suo dipinto è manifestazione di grande afflato, come questo stupendo "Angolo di Pianezza" in cui la capacità descrittiva attrae l'osservatore facendolo partecipe delle sensazioni della pittrice invitandolo ad
aprire come per magia il cancello ed immergersi nella luce cromatica che illumina le foglie del grande albero. Una suggestiva visione poetica che trasmette il fascino di un'anima ricca di nobili sentimenti.”

CRITICHE DI CATERINA RANDAZZO di Caterina Randazzo


Studiate in ogni piccolo dettaglio, capaci di coinvolgere tutti gli angoli della tela, le opere di Alessandra Tabarrani, giocando sul legame di continuità con la realtà naturale, si pongono come eleganti puzzle di colori e figure, pietre swarovski sapientemente incastonate in un fondale aureo.
L’impasto pittorico è sempre ben dosato, con sua specifica misura, che è sempre ben dosato, con sua specifica misura, che è quella controllata di un’artista ancora forse non pienamente
conscia della sua propria grandezza artistica. Un controllo che nelle sue tele diviene ordine e meticolosa ricercatezza. Vi è sempre un non so chè di perfetto e intonato, una sorta di spartito
atto a far comporre alle mani sapienti dell’artista una musica intonata, vi è sempre una natura scintillante e una nota umana, una riconoscibilità dell’immagine che è essenza complessa di
una trama figurale reale ma al tempo stesso subliminale. Gli accostamenti tonali sono forti ma mai audaci: restituiscono l’impressione visiva di un’esplosione naturale, come se la natura fosse nata dinanzi a noi in un impeto improvviso o come se noi avessimo finalmente aperto gli occhi, per la prima volta, in preda a uno stupore quasi infantile. Una via di fuga rinfrancante per i pensieri e lo spirito. Individuiamo, in questi lavori, scintillanti punti luce dati dagli accenti di colori intensi che sembrano far sgorgare, dal fondo cromatico, le splendide figure di una natura
intensa. Rappresentazioni ricche di accenti tonali, di uno stile mai scialbo capace di esternare un racconto che rimanda sempre a qualcosa di più intimo, di più nascosto e di più alto: l’intensità
di accenti con i quali ci lasciamo conquistare da queste opere, ci rimanda all’esistenza stessa dell’uomo e al suo mondo. Non è sempre facile cogliere immediatamente lo spirito profondo
di queste logiche narrative, logiche incentrate su un singolare interesse per l’avventura umana e la natura, un coinvolgimento spirituale e intellettuale, tutto evidente e che immediatamente sprigionano. Sulle tele di Alessandra Tabarrani si snoda quindi tutta la profondità di un animo ricco e articolato, nobile nel più intenso valore del termine. Non si possono leggere queste opere,
senza che lascino un graffio profondo nella nostra anima. Un graffio che come in chi scrive, dal primo giorno non si è rimarginato più.”


L’universo geometrico è il nuovo fronte creativo di Alessandra Tabarrani. Le forme geometriche vivono dentro il disegno e nella forma della tela stessa, moltiplicandosi all’infinito, in una mossa evolutiva verso l’astrazione. L’eco Kandinskyano si avverte, rivisitando in chiave personale, nelle giocose geometrie e queste richiamano, per certi versi, il decorativismo naif floreale degli anni ‘70. I colori sono intensi, vivi, particolarmente nitidi e il disegno minimale e stilizzato, offre, in queste opere, pannelli di geometrie astratte e campi di colore dai contorni netti. L’astrazione geometrica, non segue regole matematiche ma ci rimanda all’ordine e così le tele della Tabarrani propongono innumerevoli forme che combinandosi in una sola, quella della tela, offrono un particolare dualismo fra immagine rappresentata e supporto. La tela, dipinta e poi sovrapposta a una lastra di vetro, propone un effetto finale arricchito dallo sfondo lucido del vetro che mostrando in trasparenza il colore di fondo della parete, crea, di volta in volta, un’opera nuova, uno spettacolo ottico basato sul rapporto fra luce, dipinto e vetro.


Lontana da stilomi avanguardisti e moderni, Alessandra Tabarrani, ci mostra la strada per ritrovare la sensibilità perduta per il bel paesaggio. Angoli di città, paesi e piccoli borghi evocano ricordi e offrono istanti di bellezza senza tempo. Le facciate delle vecchie case, i muri di pietra, i davanzali infiorati, rappresentano una poetica retrospettiva sulla nostra storia. L'occhio si perde tra vicoli antichi e panorami rustici, dove regna la quiete e ci si ritrova immersi in un tripudio di colori, squarci di luce e soprattutto emozioni.I borghi sono i luoghi più romantici del nostro immaginario, e la loro bellezza fa dimenticare le brutture architettoniche dell'industrializzazione e della speculazione immobiliare. Le opere di Tabarrani " Romantico Borgo " e " Sguardo su una finestra fiorita " non sono interrogazioni filosofiche su ciò che il paesaggio vuole trasmettere, ma piuttosto ipertesti di frammenti classici dove un luogo diventa teatro, ossia spazio della rappresentazione, narrazione e riflesso della nostra cultura e della nostra memoria collettiva. Con un evidente approccio culturale alla lezione di Sisley e di Monet, la pittrici ci offre un impressionismo caldo dove il contrasto fra i colori è lieve ma preciso. Le sue tele sono ricche di dettagli che appartengono agli scorci più suggestivi della sua terra, e trasportano chi guarda in uno struggente viaggio nel passato, tra i profumi e i sapori di un'antica tradizione.”
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